La storia di Ferrara è strettamente connessa con quella del popolo ebreo. Ancora oggi il quartiere ebraico è parte integrante della città, tanto che ne ha mantenuto in larga misura la struttura ed i caratteri originari, facendo vivere a chi passeggia per le sue strette e caratteristiche vie, l’atmosfera decantata da Giorgio Bassani nei suoi straordinari racconti e romanzi.

Nel 1627, quando venne istituito il ghetto, la città estense contava circa 1.500 ebrei, a dimostrazione di come tale presenza abbia da sempre permeato la vita, le tradizioni e la cultura della città. I duchi d’Este si mostrarono particolarmente benevoli nei confronti della comunità ebraica, dichiarandosi protettori del gruppo ebraico e rifiutandosi di espellerlo; addirittura accolsero nel corso dei secoli diversi gruppi provenienti da altri stati. Gli ebrei ebbero quindi un periodo di grande fioritura a Ferrara, come dimostra la nascita di numerose sinagoghe e stamperie.

Il favore nei loro confronti, però, cessò nel 1598 quando la mancanza di eredi maschi legittimi fece decadere il ramo principale degli Este con il conseguente passaggio di Ferrara allo Stato della Chiesa. Per gli ebrei inizio, quindi, un periodo di crescenti limitazioni e divieti che ebbero il culmine nel 1627 con l’istituzione del ghetto, all’interno del quale rimasero segregati fino al 1796 quando con l’occupazione francese le porte furono momentaneamente riaperte. Si dovette, quindi, aspettare il 1861 con l’Unità d’Italia per la sua definitiva eliminazione. Nei decenni successivi la comunità ebraica riprese forza e vigore rivestendo un ruolo importante nella nascita delle prime industrie sul territorio, ma l’avvento del fascismo e delle leggi razziali portarono alla ripresa delle persecuzioni, che determinarono la netta emarginazione della comunità dalla vita cittadina.

La strada principale del ghetto era l’odierna via Mazzini, un tempo via Sabbioni, che prende il là dalla centralissima “Piazza Trento e Trieste” e dove sono ancora visibili, all’inizio e alla fine della strada, gli spazi per i cardini che reggevano due dei cinque cancelli di chiusura. Proprio su questa via si trovano ancora, in un edificio in uso alla Comunità ebraica di Ferrara sin dal 1485, le tre sinagoghe ferraresi (al momento chiuse per i lavori di restauro seguenti al sisma del 2012). Trasversali a via Mazzini si trovano poi le caratteristiche via Vignatagliata, con i suoi antichi edifici trecenteschi e la scuola in cui insegnò Bassani che ospitò i ragazzi ebrei espulsi dalle scuole statali, via Vittoria, via Torcicoda, vicolo Vignatagliata e piazzetta Lampronti. In fondo a via Vignatagliata e a via Vittoria erano collocata due altri cancelli di ingresso al ghetto; il quinto chiudeva l’accesso a via dei Contrari.

Al di là del ghetto, poi, altri luoghi della cultura ebraica sono costituiti da via Centoversuri dove ebbe sede uno dei primi insediamenti ebraici, i due cimiteri ebraici tra cui quello di via delle Vigne, tuttora in uso e che ospita la tomba di Bassani, ed ovviamente il MEIS Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, istituito con lo scopo di far conoscere la storia, il pensiero e la cultura dell’ebraismo italiano.

 

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